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I Paesaggi

Photo © Fabio Cilea

I Paesaggi

La parola paesaggio evoca facilmente gradevoli scorci di natura più o meno antropizzata ma, nel corso dei secoli, diverse scuole di pensiero hanno tentato di definire cosa concretamente sia il Paesaggio. Secondo alcuni studiosi esso si configura come l’insieme delle cose e delle relazioni fra di esse, altri lo identificano come il risultato dell’evoluzione della Natura e dell’azione dell’uomo, altri ancora definiscono il paesaggio come l’insieme delle forme di un luogo e delle relazioni fra di esse. La Convenzione Europea del Paesaggio del 2000 ha stabilito che s’intende come paesaggio una determinata parte di territorio, così com’è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni. In tal senso, allora, è espressione autentica dei valori del territorio, strumento di trasmissione inter-generazionale e di confronto fra i popoli.
Se, come ha scritto il geografo Eugenio Turri, consideriamo il paesaggio non solo spazio fisico costruito dagli uomini per vivere e produrre, ma come teatro nel quale ognuno recita la propria parte facendosi allo stesso tempo attore e spettatore, il paesaggio della Sicilia sudorientale ne è una rappresentazione straordinaria. Ininterrotta sequenza di promontori, baie, spiagge, piccole isole e scogliere; zone umide e pantani che si prosciugano in pianure e campagne rigate da fiumi e fiumare, che si insinuano tra boscaglie e montagne di pietra dove i paleolitici cercavano risposta al loro senso del fare, del vivere e del morire. Con la pietra e nella pietra degli Iblei tagliavano, scavavano e incidevano; di pietra erano le tombe dei morti, gli attrezzi e le armi dei vivi; più tardi, di pietra furono le città, i templi, i teatri, le statue. Ancora oggi da Siracusa a Buccheri, da Noto a Palazzolo Acreide si sente il respiro potente della pietra giuggiulena e dei calcari degli Iblei, ancora chiari e luminosi sotto la scorza dei millenni. Ortigia e la Neapolis sono tra i primi poli di attrazione del turismo culturale in Sicilia, mete ambite da generazioni di viaggiatori, di artisti e letterati da tutto il mondo. L’eredità culturale siracusana è fatta anche di territori meno noti ai più ma non per questo meno importanti come Pantalica, Thapsos, Mégara Hyblaea e Akrai.
Molto di ciò che è andato perduto di tutta quella grandezza non si deve all’inclemenza dei secoli e del clima ma all’azione dell’uomo, alla sua ansia di revocare una memoria che giudicava inadeguata alla sua “modernità”. Ecco perché oggi connettere valorizzazione dei beni culturali e paesaggio può creare nuove economie, prospettive al turismo e all’agricoltura, fermare il degrado ambientale e promuovere la coesione territoriale.
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