
Alle Origini della Magna Grecia
Aprile 21, 2022
Autunno sull’Anapo
Aprile 21, 2022Ph. © S. Cilea
La Cultura del Bello
Parliamo di Bellezza quando godiamo qualcosa per quello che è, indipendentemente dal fatto che lo possediamo. È bello qualcosa che, se fosse nostro, ne saremmo felici, ma che rimane tale anche se appartiene a qualcun altro.
Umberto Eco, Storia della Bellezza, Bompiani
Il lembo sudorientale della Sicilia è un’ininterrotta sequenza di promontori, baie, spiagge, piccole isole e scogliere. Zone umide e pantani si prosciugano in pianure e campagne rigate da fiumi e fiumare (cave), che si insinuano tra boscaglie e montagne di pietra dove i paleolitici cercavano risposta al loro senso del fare, del vivere e del morire. Con la pietra e nella pietra degli Iblei tagliavano, scavavano e incidevano; di pietra erano le tombe dei morti, gli attrezzi e le armi dei vivi; più tardi, di pietra furono le città, i templi, i teatri, le statue. Ancora oggi da Siracusa a Buccheri, da Noto a Palazzolo Acreide si sente il respiro potente della pietra giuggiulena e dei calcari degli Iblei, ancora chiari e luminosi sotto la scorza dei millenni.
Questo ostinato racconto di pietra si snoda tra panorami aspri e selvaggi che fanno da contraltare a una scioccante mescolanza di stili architettonici e sviluppi urbanistici in un unicum di inestimabile valore. Ortigia e la Neapolis sono tra i primi poli di attrazione del turismo culturale in Sicilia, mete ambite da generazioni di viaggiatori, di artisti e letterati da tutto il mondo. Non lo è di meno Noto, città-gioiello del Barocco siciliano, edificata nel Settecento dopo che un immane terremoto la rase al suolo uccidendo in massa gli abitanti. L’eredità culturale siracusana è fatta anche di territori meno noti ai più ma non per questo meno importanti. Tra i tanti ecco Pantalica, Thapsos, Mégara Hyblaea e Akrai, siti impregnati di storia, riemersi dal buio dei millenni grazie ai più importanti archeologi italiani che lì hanno riscritto la storia degli albori delle civiltà Mediterranee.

Ph. © Marcello Bianca

Ph. © S. Cilea

Ph. © Marcello Bianca
Siracusa fu davvero, come riferisce Pindaro, “la più grande delle città”, sia sotto i suoi antichi tiranni-mecenati (più spesso autorevoli che dispotici) sia quando fu, seppure per poco, capitale bizantina dell’Impero dei Romani. Molto di ciò che è andato perduto di quella grandezza non si deve all’inclemenza dei secoli e del clima ma all’azione dell’uomo, alla sua ansia di revocare una memoria che giudicava inadeguata alla sua “modernità”. Così fecero Romani, Goti, Longobardi, Bizantini, Svevi e Aragonesi e non si risparmiarono nemmeno gli stessi Siracusani tra l’Otto e il Novecento, quando crearono in città fratture urbanistiche scriteriate e insanabili. Incapaci di pensare a un’espansione del perimetro urbano in una zona lontana dai monumenti antichi, scelsero a più riprese di mortificare Siracusa con l’asfalto e il cemento, di abbattere chiese e palazzi medievali e rinascimentali, di cancellare piazze, bastioni, porte monumentali, fortezze. Enorme è stato il danno paesaggistico e ambientale perpetrato nel secondo dopoguerra a nord di Siracusa. Tra Augusta (l’antichissima Mégara Hyblaea), la Marina di Melilli e Priolo Gargallo (la preistorica Thapsos) si insediò il più grande polo petrolchimico del Mediterraneo, col risultato di appestare l’aria, avvelenare il suolo, inquinare le falde acquifere e assassinare il mare e la costa.
A questo flagello ambientale, paesaggistico, sanitario e sociale si aggiunge anche lo sfregio al patrimonio storico e archeologico poiché quell’enorme distesa di asfalto e cemento, capannoni, impianti, torri di raffinazione, ciminiere, petroldotti, banchine e migliaia di chilometri di tubature, ha fagocitato alcuni tra i più antichi insediamenti protostorici del Mediterraneo. Ridare dignità e vivibilità a questo tratto di costa è un’operazione immane, iniziata solo da qualche decennio con risultati incoraggianti. Non si contano le denunce e le azioni giudiziarie contro le raffinerie, i sequestri di impianti che pure rappresentano un comparto strategico dell’industria nazionale. Qui dall’anno 2000 è stata creata la Riserva Naturale Orientata Saline di Priolo che tutela 55 ettari della fascia costiera che fu l’approdo dei primi navigatori greci e che incantò poeti come Virgilio, Ovidio e Tucidide. Questa, assieme ad altre dodici riserve naturali e aree di interesse naturalistico fanno di Siracusa la provincia siciliana con il maggior numero di aree protette. Questo è il frutto di un nuovo concetto di “sostenibilità”, che non si riferisce più allo sviluppo economico e alla crescita finanziaria di una collettività ma che riguarda gli ambienti fisici, sociali e culturali nei quali soddisfare i nostri bisogni e aspirazioni senza compromettere il futuro delle generazioni che verranno.
Scritto da Sergio G. Grasso, febbraio 2021




