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Il Mediterraneo in barca

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Ph. © Eliseo Lupo

da Il Mediterraneo in barca

 
La mia barca è ormeggiata lungo una passeggiata al mare che sbocca in un giardino. Nel giardino c'è una fontana, o per meglio dire una sorgente naturale che forma una specie di laghetto in cui, da secoli, vivono pesci dalle squame argentate, cefali che guizzano tra ventagli di papiri.
Ma queste, direte voi, sono cose che si trovano dappertutto. D'accordo! Ma spettate di sentire il resto. La passeggiata è lunga un chilometro abbondante. Una fila di panchine pitturate di verde da un capo all'altro, con non più di un metro di spazio fra panchina e panchina.
Bene, da un’ora buona sono tutte occupate. Le persone che sono venute a sedersi, giovani e vecchi, uomini e donne, non hanno in mano un libro né un lavoro di cucito, sono esseri umani senza nessuna preoccupazione all’infuori di quella di godersi l’ombra lasciando vagare lo sguardo sulla superficie scintillante del golfo, sorvolata da aerei che ronzano come mosche.
E non è tutto. Lungo la passeggiata ci sono due caffè, ognuno con il suo dehors e il suo giradischi. Ebbene, da circa un’ora i due giradischi espandono senza sosta ondate di musica languida che, scontrandosi tra loro, formano piccoli mulinelli sonori che nessuno oserebbe mai definire cacofonici.
Tutto qui.
Devo solo aggiungere che anche quando sono arrivato, all’una del mattino, i giradischi erano accesi; le panchine erano per lo più occupate, e i dehors dei caffè …
A quanto pare questa animazione è comunque destinata a finire fra non molto, verso mezzogiorno, perché il caldo è opprimente e tutti si ritireranno a dormire dietro le persiane chiuse.
Verso le quattro ricominceranno…
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«Le persone che sono venute a sedersi, giovani e vecchi, uomini e donne, non hanno in mano un libro né un lavoro di cucito, sono esseri umani senza nessuna preoccupazione all’infuori di quella di godersi l’ombra lasciando vagare lo sguardo sulla superficie scintillante del golfo»

Georges Simenon, Il Mediterraneo in barca, Adelphi Editore 2019
 
Ecco perché mi sono dilungato sulle descrizioni fatte da viaggiatori antichi e moderni che hanno visitato il Mediterraneo e l’Oriente. Case e palazzi, templi e strade lastricate, mercanzia e lusso sono cose che si trovano anche al Nord, a Parigi, Londra, Amsterdam, Berlino, Oslo.
Quel che voglio evidenziare è la gente che va a zonzo, i musicisti e i giocolieri, l’ombra dei giardini, gli innamorati … è un profumo, una mollezza, un ritmo…
Nondimeno qualcuno mi ha detto:
«È per via della crisi, capite? Prima, al posto dei 2 giradischi, c’erano 2 orchestrine, una maschile e una femminile, che suonavano a 100 metri l’una dall’altra. Quando le donne attaccavano un tango, gli uomini suonavano un pezzo jazz…».
Ci sono anche tre cinematografi. In qualsiasi altro posto un cinema è un cinema, cioè qualcosa con un carattere industriale molto pronunciato.
Qui invece ricorda un circo greco o romano. No, non sorridete. Un vasto spazio all’aperto, circondato da staccionate appena riverniciate. Sul davanti, un frontone, un sipario è un palcoscenico sul quale si potrebbe rappresentare Aristofane.
In qualsiasi altro posto, poi, le parole «spettacolo continuato» emanano un forte odore di prodotto industriale.
Qui invece significano che si entra e si esce, si va su e giù per la sala, si va al bar a mangiare un gelato o a bere una limonata, o nel giardino a fare l’amore.
La cosa più importante è che fa fresco. Sopra c’è soltanto il blu scuro del cielo tempestato di stelle. Nelle prime file siedono gli ammiratori della cantante, delle tre ballerine creole e dell’incantatrice di colombi, così sensuale e morbida.
 
Sembra che Hitler…Ho appena letto i giornali, cosa che non accadeva più da tre settimane. Sembra anche che ad Amsterdam…
Che notizia spaventosa! Talmente spaventosa che le persone che incontro non ne sanno pressoché niente. Ci sono soltanto poche righe, sui loro giornali, e per il resto, be’, per il resto…Non so di che cosa parlino. Non so che cosa possa mai interessare a queste centinaia di persone che, a quest’ora, siedono sulle panchine del lungomare, mentre i giradischi si danno battaglia.
Eppure mi hanno indicato certi uomini, qua e là, con il naso rotto dei pugili o con la faccia segnata da cicatrici.
«Sono dei gangster!» mi hanno detto con un sorriso.
Non scherzavano mica. Quasi tutti i gangster che hanno fatto tremare Chicago e l’America intera sono originari di qui, hanno mangiato la cassata a questi tavolini all’aperto e hanno guardato i pesci che guizzavano nella fontana dei papiri.
Adesso che in America bere alcolici non è più proibito, sono tornati a casa. Vanno a spasso come gli altri. E, come gli altri, sono disoccupati.
Capite? Dei disoccupati prima dell’invenzione della disoccupazione. Gente che non fa niente perché è bello non far niente o piuttosto perché è inutile far alcunché.
«Ma» direte voi «quei monumenti, quelle strade pavimentate di mosaici, quelle fontane, quei…».
Ovvio, hanno pur dovuto costruirli! Mi basta alzare lo sguardo per scorgere un tempio greco del X secolo a.C., una chiesa di gusto forse meno squisito ma elaboratissima, costruita nel VII secolo della nostra èra, e una quantità di case del Rinascimento dove i poveri di oggi vivono ancora sotto volte affrescate degne di figurare nei musei.
Che cosa dimostra, tutto questo? Che gli abitanti di questa città hanno lavorato?
Ma neanche per sogno! Tutto questo dimostra che è venuta a lavorare qui gente da fuori, arrivata di propria spontanea volontà o condotta in schiavitù.
Ed è forse questo il segreto del Mediterraneo.
Arrivi da un posto o dall’altro, dalla Gallia o dall’Armenia, dalla Macedonia o finanche dall’Ungheria. Sei giovane e forte, e per di più sei un poveraccio. Allora lavori.
Solo che tuo figlio, o magari tuo nipote, impara a vivere e, invece di lavorare lui stesso, fa lavorare quelli che arrivano a loro volta dalle più remote lande barbariche.
Probabilmente è questo il senso della parola aristocrazia.
Ed ecco perché possiamo dire che tutti gli abitanti del Mediterraneo sono aristocratici…
Sono alcune centinaia, al momento, le persone che stanno a guardare il mare con in sottofondo un accompagnamento musicale e a fantasticare al fresco come turisti inglesi o americani che hanno sgobbato dieci anni per permettersi poche settimane di vacanza nel Mediterraneo.
…E non sono nemmeno capaci di godersele!
1934, Il Mediterraneo in barca, Georges Simenon. Adelphi Edizioni, 2019