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Siracusa Contemporanea

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Foto d'Epoca di Siracusa

Siracusa Contemporanea

Tra antico e moderno.

 
Siracusa è stata la culla della cultura greca in Occidente, slittando in declino nell’età romana, di cui porta i segni importanti del primo cristianesimo. Vanta un Medio Evo e una prima età moderna fatti di ricchi commerci e presenze monumentali di culture mediterranee: arabe aragonesi e normanne. Poi tra Cinque e Seicento è diventata una cittadella militare fortificata, si è chiusa in sé stessa per circa tre secoli, durante i quali si è isolata, ripiegata, impigrita, ma anche preservata. Alla fine dell’Ottocento, con l’abbattimento delle mura e dei dispositivi difensivi, si è riaperta al Mediterraneo, ed è ritornata ad essere città portuale, nel 1914 con le prime rappresentazioni classiche e il riutilizzo nel teatro greco ha riscoperto il valore dell’antico come identità da condividere e diffondere. Il Novecento per la città si apre nell’incontro tra antico e moderno.

"L’impatto con la modernità non ha alterato come altrove i segni della storia..."

Oggi i turisti vengono per godere del fascino del patrimonio greco romano e della bellezza vivida dell’isola di Ortigia, ma il cuore della città contemporanea sta tutto nella edificazione tra fine Ottocento e inizio Novecento che le ha permesso di uscire da Ortigia e disegnare nella terraferma le linee dello sviluppo urbanistico dell’intero Novecento: è lo schema a griglia della zona Umbertina e della borgata Santa Lucia. Gli anni del miracolo economico e via via quelli successivi hanno colmato gli spazi lasciati vuoti e quelli di espansione periferica con l’edilizia cementizia brutta, disomogenea e disordinata di tutte le città del Mezzogiorno e non solo. Eppure questa parte di città non riesce sopraffare, a occultare, a sminuire, il valore dell’altra, quella antica, medievale, moderna e ottocentesca, che rimane la cifra identitaria di Siracusa, per i siracusani e per i turisti.
 
Per il peso della sua storia Siracusa è una città della provincia del Mezzogiorno diversa dalle altre, nel suo territorio tiene le tracce ben visibili di una vicenda plurimillenaria che ne fa oggi una delle città italiane più ricche di patrimonio culturale. Ma anche la sua contemporaneità è diversa, segnata dalla presenza di uno dei poli petrolchimici più grandi di Europa, che negli anni del miracolo economico ha repentinamente trasformato i contadini in operai e ha inventato una media borghesia delle professioni, dei commerci, dell’impresa e della finanza, debitrice della grande industria. Siracusa è così diventata per più di un decennio la città meridionale col reddito pro capite più alto del Mezzogiorno, lasciando un segno profondo nel paesaggio ambientale e culturale. È una città con un ampio entroterra agricolo fertile e ricco d’acqua, condizione privilegiata nei secoli per l’insediamento umano, oggi essenziale per lo sviluppo di un'agricoltura di qualità, vocata all’esportazione di vini, arance e limoni.
 
A questi punti forza corrispondono altrettanti punti di debolezza. Se la città eccelle per la presenza di patrimonio, è in deficit per la capacità di valorizzarlo. L’industria, oggi in una difficile fase di incipiente deindustrializzazione e di transizione ecologica, deve fare i conti con i processi di decarbonizzazione, bonifica, riconversione energetica e declino occupazionale. Il comparto agricolo soffre la mancanza della presenza dell’agroindustria. In questo contesto Il turismo, che è diventato sempre di più nell'ultimo decennio un settore strategico nella produzione di ricchezza, non ha ancora stabilizzato il suo target, oscillando tra una dimensione di massa e una d’élite, senza ancora trovare il giusto equilibrio.
 
La città vive delle sue contraddizioni. Siracusa ha vissuto la sua piccola provinciale Golden Age con l’industrializzazione, fatta di crescita edilizia disordinata ma anche di processi di modernizzazione anche culturale, fu la città che ebbe la più alta percentuale nel Mezzogiorno di voti a favore del divorzio. In quegli anni godette anche della presenza di intellettuali come Vincenzo Cabianca, Bernabò Brea, Santi Luigi Agnello che riuscirono in una difficile opera di tutela del patrimonio monumentale, che permette oggi di avere un parco archeologico integro seppur incistato nel tessuto urbano moderno, l’isola di Ortigia pressoché intatta grazie a una legge di tutela, l’area umida dei fiumi Ciane e Anapo, al limite della città, protetta. Tutte leve potenti su cui si costruisce oggi una identità per i siracusani da offrire in dialogo ai turisti che arrivano attratti da questi paesaggi urbani.
L’impatto con la modernità non ha alterato come altrove i segni della storia.
Febbraio 2021
 
SALVATORE ADORNO

Si occupa di storia urbana e ambientale e di storia del Mezzogiorno. Ordinario di Storia contemporanea, insegna Storia dell’Ambiente e Didattica della Storia nell’Università degli Studi di Catania. È stato presidente della Società Siracusana di Storia Patria e membro del direttivo della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea. Attualmente fa parte del comitato di redazione di “Italia Contemporanea” e di “Meridiana”. Con l’editore Marsilio ha pubblicato La produzione di uno spazio urbano. Siracusa tra Ottocento e Novecento.