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Siracusa 2030 – Rivoluzione/ Rigenerazione

C.I.A.O.
Aprile 7, 2021
Il Mouseion di Siracusa
Aprile 14, 2021
C.I.A.O.
Aprile 7, 2021
Il Mouseion di Siracusa
Aprile 14, 2021
All photos © Alessandro Ferro

Siracusa 2030_Rivoluzione/Rigenerazione

 
L’aria di dicembre è quella che preferisco, leggera, vibrante; il cielo di dicembre è terso, proiettato verso il futuro, si riescono a cogliere tutte le sfumature dell’orizzonte.
Dicembre è questo, e come ogni anno vengo svegliato da un brusio che parla di vita.
Commercianti si affrettano ad organizzare le proprie bancarelle per farsi trovare pronti all’arrivo dei clienti, tutto intorno è un allestire di luminarie e sventolare bandiere rosse e verdi. I rituali sembrano gli stessi di sempre, ma quest’anno si sono conclusi i lavori di rigenerazione del quartiere e si respira un’aria nuova, anche se … sempre fresca.
Viene voglia di tuffarsi tra la gente e di godersi questo nuovo inizio straordinario, temprato da anni di assemblee pubbliche e partecipazione attiva sfociate in concorsi di progettazione che hanno visto il contributo di architetti locali e internazionali.
L’architettura è una cosa seria, è visione, strategia, programmazione e tecnica.
Come ogni mattina vado a porgere i miei saluti al Merisi, un miracolo.

"Alle volte mi basta uno scorcio che s’apre nel bel mezzo d’un paesaggio incongruo, un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s’incontrano nel viavai, per pensare che partendo di lì metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta, fatta di frammenti mescolati col resto, d’istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie."

Italo Calvino da Le città invisibili

Il padiglione in ferro e metallo che divide la piazza in due apparati funzionali si erge di fronte a me, forte, trasparente e permeabile allo sguardo. Si caratterizza come un filtro che a seconda delle attività che ospita separa o unisce i due ambiti della piazza, uno dedicato al culto e l’altro alla socialità. Questo spazio polifunzionale amatissimo dai cittadini è stato fin da subito utilizzato per mostre, conferenze e le varie attività delle associazioni che insistono sul quartiere.
Il padiglione è in fermento, le pareti basculanti in vetro, sono aperte e si sta allestendo una mostra di arte contemporanea, i bambini che giocano inseguendo un pallone nel campetto adiacente, si sporgono dalle vetrate per vedere e commentare gli ultimi pezzi inscatolati.
Finalmente in città si parla di contemporaneità.
La nuova pavimentazione in pietra con inserti colorati che creano un disegno dinamico e ordinato al tempo stesso, ha sostituito l’asfalto e i rattoppi sottolineando la funzione di ogni spazio, sport, mercato, gioco, relax.
Le aree verdi concepite come elemento del progetto architettonico, le essenze definite per cambiare l’aspetto naturalistico della piazza in base alle stagioni, non sono un elemento marginale, ma componente funzionale, ci si può sdraiare al sole o rilassarsi sulle nuove sedute in legno e pietra. La cornice verde storica sembra respirare, al di sotto delle grandi chiome, percorsi sinuosi in terra stabilizzata accompagnati da panchine diventano un elogio alla lentezza.

 
Percorrere un luogo strappato al degrado e diventato volano per il rilancio economico e sociale, riesce ad innescare un sentimento di orgoglio e di fiducia; i cambiamenti, anche se radicali e complessi, sono possibili attraverso il coraggio e una visione a medio termine.
Anche la visita alla Basilica diventa una nuova esperienza, dopo aver pedonalizzato lo spazio antistante la facciata principale, si accede direttamente sulla navata centrale, prestando attenzione agli elementi architettonici della torre e del portale normanno per poi essere catapultati dentro la scena dipinta da Michelangelo, con cui ogni mattina mi intrattengo un po’ per discutere e confrontarmi sul carattere dei suoi personaggi.
Fuori dalla chiesa è ancora tutto un adoperarsi frettoloso per non farsi trovare impreparati all’evento più importante della città, così decido di spostarmi verso il centro storico, oggi più vicino che mai.


 
Lo Sbarcadero è irriconoscibile, da quando è stato liberato dal parcheggio e riqualificato ha assunto la funzione di waterfront che gli spetta, una rivincita.
Dopo gli interventi la zona ha visto nascere numerose attività commerciali e ha stimolato la riqualificazione dei palazzi limitrofi.
La spiaggia assolata accoglie persone che approfittando del tepore del sole invernale, si trovano a piedi nudi immersi nell’acqua fresca ad ammirare lo sfondo delle facciate di Ortigia, luminosissime.
Mi godo una piccola pausa per gustare un caffè sul mare ed ammirare il viavai dei passanti, immaginandomi le loro storie prima di attraversare il ponte ciclopedonale che collega lo Sbarcadero alla piazza Talete, anch’essa riqualificata, o meglio ripensata, diventata nuovo punto di aggregazione per la città dove ogni giorno centinaia di giovani si ritrovano per incontrarsi e praticare sport all’aria aperta.
FERRO MEDIUM4 (Small)
Lo Sbarcadero, Siracusa
FERRO MEDIUM
Pedestrian Bridge, Copenhagen, Denmark Progettisti: WilkinsonEyre

 
Il nuovo ponte che collega l’isola alla terraferma, è leggerissimo, sembra sorretto dalle particelle invisibili che compongono l’aria, e attraverso un’apertura meccanica consente il passaggio delle barche a vela con albero alto. Percorrendolo si viene investiti da una brezza profumata che proviene dal mare aperto, e ci si sente leggeri come funamboli in equilibrio sul proprio strumento.
Il piazzale Talete come sempre è ricolmo di giovani in procinto di scegliere il versante da invadere. Dal piazzale due passerelle sospese, conducono al sagrato del mercato connettendo la parte più vitale dell’isola alla terraferma.
Questa nuova connessione ha veicolato gli interventi di recupero e valorizzazione del patrimonio ottocentesco privato producendo interventi-innesto di architettura contemporanea e il fiorire di botteghe, piccole gallerie e studi di giovani designers e artisti che hanno preso possesso e consapevolezza dei nuovi luoghi e il coraggio di far sentire la propria voce.
Marzo 2021
FERRO MEDIUM5 (Small)
Kalvebod Waves, Denmark, Copenhagen Progettisti: JDS/JULIEN DE SMEDT ARCHITECTS, URBAN AGENCY
FERRO MEDIUM6 (Small)
Bostanli Sunset Lounge & Foot Bridge, Turkey - Izmir Progettisti::STUDIO EVREN BAŞBUĞ
 
ALESSANDRO FERRO

Sono Architetto specializzato in Housing e nel recupero edilizio con un forte interesse verso l'aspetto tecnologico e le dinamiche che si innescano tra innovazione sociale e l'architettura. Mi sono laureato a Roma dove ho anche frequentato un Master in Housing, dal 2013 svolgo attività professionale in Sicilia sui temi del recupero e della sperimentazione progettuale nell’abitare contemporaneo e collabora con amministrazioni pubbliche su programmi di rigenerazione urbana e progetti di valorizzazione artistica attraverso i linguaggi della contemporaneità.