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Come riscoprire un Caravaggio

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Dettaglio dal Seppellimento di Santa Lucia, Caravaggio 1608

Caravaggio in Tre Quadri

Quadro 1 - Come riscoprire un Caravaggio

 
Se c’è un capolavoro che poteva credersi quasi perduto, l’ombra di se stesso, questo è il Seppellimento di Santa Lucia del Caravaggio: se c’è un capolavoro che un restauro pluriennale è riuscito a ricomporre dalle sue ceneri, è il Seppellimento di Santa Lucia, che l’Istituto Centrale del Restauro sta finendo di mettere a posto in questi giorni e che procura un’emozione fortissima, come vederlo per la prima volta. Il quadro, esposto in una chiesa di Siracusa, umido e danneggiato da più di due secoli dal Suppa era stato ridipinto senza cerimonie, con una larghezza di sovrapposizioni che poteva far credere che sotto non c’era più nulla. E assai poco davano, soprattutto per il primo piano, le radiografie, quando diversi anni fa, più di vent’anni, si fece il primo tentativo di mettere ordine in un testo così scorbutico e corrotto. Ma si sa, le radiografie danno quello che possono dare; se non ci sono certi determinati colori, non viene nulla o quasi.
Il fatto sta, che il quadro, ritornato al suo posto, riprese a peggiorare, e in quel posto, originario ma iniquo, peggiorerà sempre. Si rese necessario un nuovo intervento, e questa volta radicale. Bisogna notare, a proposito del quadro, che non è un’opera minore del Caravaggio - posto che, del Caravaggio, esistano opere minori - ma uno dei grandi capolavori; basilare per la conoscenza dell’arte del maestro al suo fortunoso sbarco da Malta a Siracusa. Qui, probabilmente l’amico Mario Minniti, siracusano (il bel giovinetto dei quadri giovanili del Caravaggio), riuscì a fare avere all’amico e maestro la commissione per quella tela importante della Santa siracusana più importante.
Il quadro è d’una novità pari solo alla semplicità con cui è concepito: una fitta schiera di persone sul fondo, il corpo della Santa a terra, e sul davanti due colossali becchini, quelli che soprattutto la ridipintura settecentesca aveva svisato. Tutta la composizione è immersa in una oscurità tremebonda, in cui un raggio di luce scava sottilmente recuperando profili, mani, vesti: appare cioè, la composizione come rinvenuta nella luce, scandagliata un po’ alla volta, eppure rivelata nel suo insieme compatto ma non così congestionato come le Sette opere di Misericordia di Napoli. Anzi, la grande novità del quadro, rispetto ai precedenti, è di presentare uno scaglionamento spaziale, che, senza essere prospettico, dilata l’interno del dipinto, come assicurando un boccascena alla composizione, che tuttavia rimane di primo piano: attraverso i due becchini, che però non sporgono oltre il limite della cornice, le figure del fondo si mantengono astanti come fossero sull’orlo del quadro. Il Caravaggio cioè, con le due figure più grandi del vero, ha ottenuto di aumentare la massa spaziale senza relegare il grosso della composizione in una lontananza.
Il restauro è stato paziente come l’assistenza di un infermo: il recupero del piede del becchino di destra, che completa ora la figura, e che si temeva mutilata, è stato l’ultimo felice evento. Certo, il dipinto è un mosaico di frammenti, ma frammenti di tale forza da permettere, senza che si indebolisca il corpo della pittura, una tessitura, ben distinguibile da vicino, ma tale da restituire l’unità dell’immagine.
Al direttore dell’Istituto Giovanni Urbani, ai restauratori Mora, va ora la riconoscenza di tutti i fedeli caravaggeschi, che ormai sono legione, e che – a cominciare da chi scrive – chiedono a gran voce che il capolavoro restituito ad una nuova vita non fittizia, non torni a marcire nel luogo che quasi l’aveva cancellato dal tempo.
Lo so, è una cosa difficile, ma a cui si deve arrivare. Se il corpo della Santa sta a Venezia, il quadro potrà appendersi, sempre a Siracusa bene inteso, in un locale dove non soffra le ingiurie che ha subito finora, e dove, in opportuna luce, vedrà trascorre in ammirazione i fedeli caravaggeschi come i fedeli della santa. Regione, autorità ecclesiastica, e infine i siracusani non possono mancare a questo compito di civiltà.
Cesare Brandi, 1977, in Sicilia mia, Sellerio editore, Palermo
Quadro 2 - Chiede riposo la Santa Lucia del Caravaggio Quadro 3 - Caravaggio o Caravaggiomania?