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Castello Maniace

Piazza Duomo, Ortigia
Marzo 27, 2021
Parco di Villa Landolina
Marzo 29, 2021
Piazza Duomo, Ortigia
Marzo 27, 2021
Parco di Villa Landolina
Marzo 29, 2021
Ph. © Eliseo Lupo

Castello Maniace

 
Sulla punta estrema dell’isola di Ortigia siede quel monumento che allunga l’orizzonte della città verso il mare d’Oriente. È il Castello commissionato dall’imperatore Federico II, che su quello scoglio posò una fabbrica gotica dal nitido impianto geometrico, di forma quadrata, con i lati lunghi 51 metri ciascuno e torri circolari agli incroci degli angoli. Il palazzo noto come Castello Maniace, sembra però non aver conservato nel tempo il ricordo del regale committente, legato altresì alla toponomastica del quartiere in cui è sorto. “Maniace” è infatti il nome della contrada che rievoca la figura del generale bizantino che riconquistò all'Impero tra il 1038 e il 1040 la città di Siracusa, sottraendola alla dominazione araba. Sebbene abbia subito nel tempo numerose modifiche strutturali, il castello, che sarebbe meglio denominare residenza di rappresentanza imperiale, caratterizza il paesaggio aretuseo con una forte impronta medievale.
Il suo cantiere fu inaugurato nel 1232 e si protrasse per quasi un decennio, quando con una lettera indirizzata a Riccardo da Lentini, Praepositum aedificiorum, Federico II, che mai lo vide, chiese che si concludessero le attività edilizie. Nel 1240, smontate le macchine della fabbrica e licenziati i numerosissimi operai che avevano preso parte all’impresa, iniziava la travagliata vita del monumento.
Ph. Credits - Vittoria Gallo
Il castello dal mare con le mura spagnole
 
I singolari marchi dei lapicidi incisi sulle pietre della fabbrica, consentono oggi di stimare che circa un migliaio di persone fra operai specializzati e non, abbiano collaborato alla sua realizzazione. Il dato numerico racconta, senza difficoltà, l’importante ruolo cui era destinato. Il nostro castello costituisce infatti, uno dei monumenti più rappresentativi fra tutte le fondazioni federiciane comparse nel Sud Italia, nel ventennio compreso fra il 1230 e il 1250. Basti rivolgere uno sguardo alle coeve fabbriche sveve di Augusta (1232) e Catania (1239), che insieme al Castello Maniace testimoniano una straordinaria evoluzione dell’architettura castrale. Lo fanno utilizzando un linguaggio artistico nuovo ed elegante, in cui si abbandona la planimetria irregolare tipica dell’arroccamento bizantino o del ballium/donjon normanno, a favore di una vera e propria rivoluzione delle forme. L’impianto volumetrico del Maniace appare tuttavia unico nel suo genere; abbandonando lo schema comparso ad Augusta e Catania di ali edilizie che corrono attorno ad un cortile centrale, si presentava con un’unica ed elegante sala ipostila, scandita da 16 colonne libere, 4 semicolonne angolari e 16 semicolonne perimetrali che sorreggevano 25 campate coperte da volte a crociera costolonate. Un Palacium, dunque, e non un Castrum, la cui eleganza, narrata dal pregiato portale e poi dalle innovative soluzioni costruttive interne, si ricollega alla fabbrica ottagona del Castel del Monte. Due residenze, l’una in Sicilia a l’altra in Puglia che condividono il ruolo e il destino di luogo di rappresentanza imperiale.
 
Ph. credits - Eliseo Lupo

 
La storia del Castello Maniace è contraddistinta da continue modifiche strutturali che dall’età sveva sino ai nostri giorni, offrono l’aspetto di un cantiere in perenne evoluzione. Dopo l’esplosione del 1704 che lasciò in piedi circa un quinto dell’originario ambiente, tassello fondamentale è la data della dismissione militare avvenuta nel 1972. La successiva consegna delle chiavi alla Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa, ha inaugurato le stagioni dei cantieri di restauro (1994, 2001 e 2013) e di studio che oggi ci fanno conoscere con dovizia di particolari le specificità costruttive del palazzo. Liberato definitivamente negli anni Novanta del secolo scorso dalle superfetazioni che avevano soffocato lo spazio interno, gli esercizi di lettura si sono concentrati su tanti e affascinati temi, dall’archeologia all’architettura, dalla storia dell’arte al ruolo in città. Essi restituiscono l’immagine di un cantiere gotico capace di intrecciare complessi rapporti costruttivi con le lezioni provenienti dall’Oriente crociato, con l’eredità castrale islamica, bizantina e tardoromana ed infine con il nuovo intervento artistico delle maestranze cistercensi.

 
La sua conoscenza migliore si può concludere infine, con una visita presso l’Antiquarium allestito negli ambienti comparsi fra il XV e il XVII secolo sul piazzale antistante. Reperti archeologici provenienti dagli scavi e la cartografia storica che lo rappresentano, ci fanno salutare per l’ultima volta quel prospetto nord-ovest con un’ultima suggestione, quella di un secondo piano che avrebbe dovuto innalzarsi ancora sulle acque blu del porto grande di Siracusa.
Gennaio 2021
 
LUANA ALIANO

Insegna Storia dell’Arte, è Presidente dell’Associazione SiciliAntica per la provincia di Siracusa. Si è occupata di formazione e di didattica applicata ai beni culturali, ha lavorato in un Museo Etnografico a Noto, è stata cultore della materia nella Facoltà di Architettura, ha curato diverse pubblicazioni sul tema dell’innovazione tecnologica applicata ai beni culturali. Non poteva che scrivere per SiracusaCulture.