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Ph. © S.C.

Il Teatro Greco di Siracusa

 
Il teatro greco di Siracusa è il monumento più rappresentativo della città ma è anche quello che ha subito maggiormente nel tempo i danni causati dalla manomissione umana. Anche oggi mostra tutto il suo delicato stato di conservazione di fronte alle centinaia di migliaia di visitatori che ogni anno lo attraversavano prima dell’insorgere della pandemia e che torneranno ad attraversarlo, si spera con tutte le cautele che merita un monumento così importante. I resti pervenutici del teatro si riducono quasi esclusivamente alle parti scavate nella roccia. Sono andati perduti l'edificio scenico, ossia la struttura che faceva da scenografia e i blocchi di pietra che componevano la cavea, cioè la “gradinata” con i posti a sedere per gli spettatori. I blocchi “rubati” al monumento furono riutilizzati da Carlo V tra il 1520 e il 1551 per le mura di fortificazione dell'isola di Ortigia.
Giuseppe Voza, grande archeologo e Soprintendente emerito ai beni culturali di Siracusa, ha dato una delle più chiare e lucide definizioni di quel che oggi è possibile vedere definendo il teatro odierno “un’enorme impronta del teatro costruito rimasto nei secoli a stupire il mondo perché la geometria si riflette nelle fondazioni ed è rimasta inalterata, osannata soprattutto nel Sette-Ottocento dai grandi viaggiatori, dai grandi lettori dei più antichi monumenti di Siracusa e anche dagli studiosi …
Altro evento che fu causa di distruzione del grande monumento antico fu l’edificazione di alcuni mulini la cui demolizione avvenne solo nel Novecento. Di questa fase rimane solo la cosiddetta casa del mugnaio che è possibile vedere sulla parte superiore della cavea.
Il teatro di Siracusa che vediamo oggi è frutto delle modifiche apportate nel III secolo a.C. da Ierone II e dei successivi rifacimenti di epoca romana.
Abbiamo testimonianza letteraria di un precedente teatro edificato intorno al V sec a.C. Eustazio ci riferisce che il mimografo Sofrone avrebbe affermato che l’architetto Damokopos si occupò dell’edificazione del teatro ed era stato soprannominato Myrilla per avere distribuito degli unguenti (μύρον-miron) ai suoi concittadini durante l’inaugurazione del teatro stesso. In questo più antico teatro, Eschilo rappresentò nel 476 a. C. "Le Etnee", tragedia scritta per celebrare la rifondazione di Catania con il nome di Aitna ad opera di Ierone I.
La cavea si dispone a ridosso del pendio del colle e, come possiamo vedere, fu intagliata direttamente nella roccia. Ha forma di ferro di cavallo e un diametro di circa 158 metri, in origine era composta da 67 ordini di gradini, divisi in nove cunei da otto scale ed è suddivisa in due settori da un diazoma, cioè un corridoio, situato a metà altezza. La parete del diazoma è solcata, in corrispondenza di ognuno dei nove cunei, da iscrizioni in greco in cui si leggono nomi di divinità quali Zeus Olimpio, Eracle, e di membri della famiglia reale quali Ierone II, sua moglie Filistide, sua nuora Nereide. Queste incisioni sono molto importanti per la datazione di questa fase del teatro, ci indicano un periodo ben preciso tra il 258 a.C., anno del matrimonio del figlio di Ierone, Gelone II, con Nereide e il 215 a.C., anno della morte di Ierone. Molto probabilmente le iscrizioni furono incise durante i lavori di rifacimento e miglioramento del teatro effettuati per volontà di Ierone II e oltre all’autocelebrazione è probabile che potessero servire a rendere più semplice la ricerca dei posti agli spettatori.
Iscrizione sulla parete del diazoma
La parte edificata della cavea cominciava dal diciannovesimo gradino sopra il diazoma e aveva analemmata (muri) che sostenevano il terrapieno artificiale su cui poggiava la parte alta della cavea.
L’orchestra era a ferro di cavallo, vi si accedeva da parodoi (corridoi) frontali, impostati obliquamente ai lati dell’edificio scenico. Era dotata di euripos, un canale per lo scolo delle acque largo poco più di un metro che, tra III e II sec a.C., fu interrato per essere sostituito con un altro canale scoperto davanti alla prima fila di gradini della cavea, permettendo di ampliare l'orchestra da 16 a 21,4 metri.
La scena è quasi del tutto scomparsa, si conservano solo cavità e fori praticati nella roccia per l’incasso dei sostegni lignei.
Databile tra il II e il I sec. a. C. è la creazione delle più ampi parodoi laterali. Allo stesso periodo si può datare il corridoio ipogeico che conduce a un ambiente quadrato scavato quasi al centro dell’orchestra. Si potrebbe trattare delle scale carontee, cioè un “effetto speciale” che permetteva agli attori, nascosti nei sotterranei, di comparire improvvisamente sul palcoscenico semplicemente salendo una scaletta. All’interno della stanza ipogeica quadrata fu ritrovata una statua di cariatide che doveva abbellire la scena ellenistica.
Teatro Greco Panoramico © Regione Siciliana Ph.Giuseppe Mineo
 
Durante l’età imperiale il teatro subì altri radicali cambiamenti, Probabilmente vi fu la realizzazione di un invaso trapezoidale in corrispondenza dell’orchestra che si ipotizza potesse servire per i giochi d’acqua probabilmente prima delle rappresentazioni o negli intervalli per intrattenere gli spettatori.
La cavea del teatro è dominata da una terrazza, ricavata nella roccia del colle Temenite, a cui si poteva accedere mediante una scalinata posta in posizione centrale e a una strada, nota come via dei sepolcri, posta a ovest del teatro. Tale terrazza doveva essere occupata da un portico ad L di cui rimangono poche tracce: una banchina tagliata nella roccia che serviva da fondamenta per il colonnato centrale, tratti di pavimentazione in cocciopesto e fori per il sostegno della travatura del soffitto sulla parete rocciosa a nord. Al centro della parete nord vi è la grotta artificiale denominata “grotta del ninfeo”.

 
Nell’area a superiore del teatro, durante gli scavi della metà del Novecento, sono stati ritrovati i resti di un’area sacra. La sua più antica origine sembrerebbe risalire alla fine del VII sec. a. C., si tratta di un altare e di un temenos, cioè un recinto sacro, è stato identificato come il tempio arcaico che le fonti ci tramandano dedicato al culto di Apollo Temenite.
Il monumentale teatro di Siracusa non ha ancora terminato il suo ruolo di “narratore di storie, miti e leggende”, ogni anno tra la primavera e l’estate le sue gradinate si riempiono di migliaia di emozionati spettatori e la scena viene calcata dagli attori e dagli artisti dell’INDA (l’Istituto Nazionale del Dramma Antico) che continuano a rievocare le tragedie e le commedie che commuovevano e appassionavano gli antichi abitanti della città greca.
Marzo 2021

 
Il Teatro greco è un sito del Parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai. Foto su concessione dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana con divieto di duplicazione, anche parziale, con qualsiasi mezzo.
 
VALENTINA CORSALE

Ha studiato e lavorato in Sicilia e in Lombardia. Specializzata in Archeologia Classica, con una spiccata passione per l’Egittologia e un forte interesse per la Mitologia che ama trasmettere attraverso il suo impegno nei servizi educativi. Divide il suo tempo libero tra la natura e i libri e adesso scrivendo per SiracusaCulture.