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Ortigia, cuore antico

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Ph. © S.K.

Ortigia, il cuore antico di Siracusa

 
Meno di un chilometro quadrato di superficie e un’altitudine massima di poco più di una decina di metri sul livello del mare.
Questa è Ortigia, una piccola isola che concentra in uno spazio così ridotto tesori architettonici, archeologici e artistici come pochissimi luoghi al mondo.
Perché Ortigia si estende non solo nelle tre dimensioni dello spazio, ma soprattutto nella quarta dimensione, quella del tempo, creando intersezioni e sovrapposizioni di culture, stili e idee.
Non esiste un unico itinerario per il viaggiatore che, oltrepassato uno dei ponti che la collega alla terraferma, vi mette piede per la prima volta. La Siracusa greca, le tracce della presenza normanna, la città sveva su cui aleggia lo spirito di Federico II, le architetture catalane e la rinascita barocca seguita al terremoto del 1693 rappresentano altrettanti fili conduttori che è possibile seguire uno per uno.
Fili che si rincorrono, si intrecciano e si sintetizzano nella piazza del Duomo, scenografica quinta tardo-barocca dove la Cattedrale fa mostra di sé con la sua stratificazione culturale e architettonica. Questo ruolo focale dell’area della piazza non deve sorprenderci: essa sorge nel punto più elevato dell’isola, l’acropoli - cioè la città alta – dei primi coloni che lì costruirono il primo edificio sacro della nascente polis, segnandone per sempre la funzione di cuore religioso e centro nevralgico dell’abitato.
Fontana di Diana in Piazza Archimede
Chi, con l’animo aperto alla scoperta, volesse percorrerla lasciandosi ispirare dalla serendipity può partire dai resti del tempio di Apollo, uno dei più antichi templi greci a struttura prevalentemente lapidea, in cui ci si imbatte subito dopo avere oltrepassato il ponte in muratura che prolunga l’asse viario di corso Umberto e lo spazio alberato di piazza Pancali.
Da quelle colonne millenarie lo sguardo può posarsi sul rione del mercato, con i suoi suoni, colori, odori e sapori, sulle viuzze che conducono al quartiere della Graziella o sulla grande “ferita” di corso Matteotti, già via del Littorio, che pur nella sua incongruenza rispetto alle caratteristiche urbanistiche dell’isola costituisce, con le tipiche architetture del Razionalismo italiano, un’ennesima sovrapposizione stilistica, testimonianza di un periodo storico ben definito.
 
Chiesa dello Spirito Santo, Ortigia, Ph. Credits - SK
 
Qualunque cammino si scelga basta una svolta ad un incrocio per intersecare gli altri: dal mercato e dalla Graziella a via Vittorio Veneto, la “Mastrarua” – la strada grande, dove un tempo sfilavano le carrozze delle famiglie nobiliari, piegando per via Maestranza o infilandosi nei vicoli fino a palazzo Montalto per poi tornare a incrociare corso Matteotti nel nodo topografico di piazza Archimede, culminando infine con l’arrivo in piazza Duomo. Tutto ciò senza dimenticare via della Giudecca, via Roma, le innumerevoli chiese, i palazzi nobiliari con i loro balconi dai mensoloni ridondanti di decorazioni e la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, scrigno nello scrigno dei tesori, dove Antonello da Messina vi attende per stupirvi con la sua Annunciazione.
 
Ortigia e Siracusa con l'Etna sulla sfondo. Ph. Credits - Eliseo Lupo
Cortile in via Mirabella, Ph. Credits - SK
Fonte Aretusa, Ph. Credits - SK

 
E se la piazza, con la sua forma vagamente ellittica, ricorda – quando vista dall’alto – la tolda di una nave, bastano ancora pochi minuti di passeggiata per arrivare alla prua di questo battello naturale che è l’isola di Ortigia: la sua punta meridionale, là dove sorge Castel Maniace, luogo simbolo del potere e dello spirito di Federico II di Svevia, lo stupor mundi.
Come se ciò non bastasse, quel che si trova sotto la superficie di Ortigia è altrettanto affascinante e sorprendente: il tempio ionico che nell’antichità sorgeva a fianco del dorico tempio di Atena, gli ipogei che la attraversano, le vene d’acqua sotterranee che la percorrono con i loro lavatoi, i bagni rituali utilizzati dalla comunità ebraica e la meraviglia della Fonte Aretusa che da oltre duemilasettecento anni è simbolo e silenzioso testimone delle vicende storiche di Siracusa.
Meno di un chilometro quadrato di superficie, un’altitudine di poco più di una decina di metri sul livello del mare e quasi tremila anni di storia. Questo è Ortigia.
Novembre 2020

 
SALVATORE CHILARDI

Archeozoologo e paleontologo, laureato in scienze e specializzato in beni culturali. Studia il rapporto tra uomini e animali nelle società del passato come risorsa economica, alimentare, simbolo sociale e rituale. Avido lettore di storia e dei classici della letteratura greca e latina, ma anche di saggi di astrofisica e meccanica quantistica, vive perennemente in equilibrio tra il mondo dei numeri e quello delle lettere…e scrive per SiracusaCulture.