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Le Coste Siracusane

Pantalica
Novembre 13, 2020
Santuario della Madonna delle Lacrime
Novembre 21, 2020
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Tra cale, scari, e grotte; la toponomastica del litorale siracusano nel XVI secolo

Scorrendo il lungo elenco delle località costiere siracusane contenuto nella relazione Descrittione delle marine di tutto il regno di Sicilia con le guardie necessarie da cavallo e da piedi che vi si tengono, scopriamo che molti dei toponimi oggi in uso sono gli stessi indicati in quella relazione. Compilato dall'ingegnere militare fiorentino Camillo Camilliani, nomi come Scogli dei due fratelli, l’isola delli cani, gli scogli di Sant’Antonio (oggi molo Sant’Antonio), il buon servizio, punta e grotta della Pellegrina, sono toponimi tanto familiari oggi come lo erano nel Seicento.
 
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nno ab incarnatione Domini nostri Iesu Christi MDLXXXIV.
Un drappello di uomini, dopo aver ormeggiato una elegante brigantino a vela latina nella cala del molinaro nei pressi del capo di Santa Panagia, si avvia a piedi lungo la costa trasportando un pesante teodolite, alcune aste di misurazione ed una cassa contenente numerosi strumenti scientifici.
Guida il gruppo l'ingegnere Camillo Camilliani, al quale l’anno prima il Vicerè Marcantonio Colonna ha dato l’incarico di verificare lo stato delle numerose e malconce torri di avvistamento sparse lungo il litorale siciliano. In rappresentanza del governo spagnolo è stato inviato Capitan Giovan Battista Fresco, importante esponente della Deputazione del Regno, ufficio questo preposto al mantenimento delle torri di Sicilia.
Assieme, in circa due anni, compirono l'intero periplo dell'isola, e la relazione finale dal titolo Descrittione delle marine di tutto il regno di Sicilia con le guardie necessarie da cavallo e da piedi che vi si tengono, divenne determinante per la progettazione del nuovo sistema difensivo delle coste siciliane contro le sempre più frequenti incursioni di corsari ottomani e barbareschi.
 
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«La Sicilia in Prospettiva, 1709»

Andrea Massa, Gesuita
 
L'elaborato, ripreso ed arricchito da copiose aggiunte dal gesuita Andrea Massa, fu pubblicato in due volumi a Palermo nel 1709 dal tipografo Francesco Cichè con il titolo La Sicilia in Prospettiva.
La preziosa edizione del Massa, oltre a fornirci importanti notizie sulle fortificazioni, riporta in maniera dettagliata e meticolosa la descrizione della toponomastica dell’intera costa siciliana elencando tutte le insenature, la loro capienza in vascelli, l’eventuale presenza di sorgenti ed i nomi con cui la tradizione popolare individua tali siti. Per accompagnare i toponimi delle insenature venne usato il termine siciliano scaro o quello italiano cala, il cui significato esprime comunque lo stesso concetto: seno di mare dentro al terreno ove si possa con sicurezza trattenersi alcun tempo qualche vassello o simile.

Preceduto dal litorale di Avola, per il Massa il litorale siracusano aveva inizio dagli Scogli delle Timpe nei pressi di Cassibile e procedendo da sud verso nord terminava all' Acqua dei Palombi subito dopo la bocca della cava di Santa Panagia, dove “si venera in questo luogo un piccolo Oratorio col nome di S.Panagia”. A seguire da questa località iniziava il litorale di Melilli.

 
Dalla sequenza delle località da lui elencata riconosciamo tanti nomi ancora in uso oggi. Altri nomi ci permettono di identificare antiche attività lavorative insediate lungo il litorale, come ad esempio le numerose cale chiamate delle calcarelle, della calcara, riferibili alla produzione di calce, o la cala del ciaramiraro, riconducibile alla fabbricazione di tegole.
Scopriamo anche luoghi che non esistono più, come per esempio, nei pressi dello scoglio dei due fratelli, tra li Fornelli e lo Scoglio del Ridotto, vi era “una Spelonca simile alle Grotte di San Giovanni (catacombe) quantunque presentemente non vi possa più entrare perché il tremuoto del 1693 con le rovine ne turò la bocca”. Molte isole, grotte, spiagge, citate dall'autore sono oggi scomparse a causa dell'impetuosità del mare, ma altre di cui si è persa memoria del toponimo sarebbe possibile individuarle e rinominarle come in origine.
Riportiamo un estratto dell’affascinante descrizione fatta dal Massa cominciando dallo splendido tratto di costa a ridosso della grotta della Pellegrina, per fortuna ancora oggi non aggredita dal cemento e del tutto simile a come la ebbe a vedere Camillo Camilliani all'epoca del suo viaggio, terminando alla punta del Palombo nei pressi del Convento dei Cappuccini.
Sergio Cilea
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Da "LA SICILIA in prospettiva"; Il Littorale di Siracusa
138. Poscia si incontrano la cala del Tufazzo; lo scoglio di Altavilla; Lo scoglio, Grotta, e bocche della Traversa con sua Cala per sette Galeotte; lo scoglio delle Pietre Rizze; la Punta del Mazzamarello, che molto si allunga in mare, e la cala del Mazzamarello, ricettamento di quattro Galeotte. Vicinamente si vede la Grotta della Pellegrina, e la sua Punta; la spiaggia del Pozzillo; la Punta della Calella con le Bocche pure della Calella, ridotti di piccole barche. Vengono poi la Punta e le Rocche della Mola, scogliose e piene di balze, ma non di molto sovrastanti il mare; il Ridotto altresì della Mola; la Punta di Ripe Bianche, o come altri pronunciano delle Cuti Bianche con la cala, anche nominata dello stesso modo; la Grotta della Paglia; la Punta del Falcone; la Grotta del Parrino con uno scoglio del medesimo nome, il quale per la violenza di impetuose tempeste nel novembre del 1707 restò seppellito sotto l'onde. Si tocca poscia il Promontorio di Massa Oliveri, cioè il Plemmyrium di Tucidide, di Plutarco, e di Virgilio. Ha la sua Cala per quattro Galeotte ed in distanza di quasi 60. canne l'isoletta del Castelluzzo, da alcuni nominata Plemmiria.
139. Qui apre sua bocca in ampiezza di sopra 500. passi il porto famosissimo di Siracusa, a fronte del levante verso il Mare Jonio. Chi s'inoltra nel cennato porto per la parte sinistra si lascia dietro tutti li seguenti luoghi, cioè la Punta dello Scaro; la Grotta di Horatio; la Scalilla; e non guari distante dal lito l'Isola di San Martiano, detta dai Siracusani la Galea; poscia la Grotta, e scaro di Calagrande; la Punta di Mezzo; la spiaggia del Piro; la Punta e Scaro della Spianazza; la spiaggia, Punta, e Punticella della Maddalena; la Punta e spiaggia del Sacramento; li Scogli e Spiaggia di Sgotto con due ridotti non molto grandi, ed il Fonticello di S. Marta che versa acqua dolce nella spiaggia suddetta.
140. Questa conduce alla Punta del Papa, ed a certe Rupi che addimandano li Scogli delli Salarini. Siegue la Cala Calda, che tiene a rimpetto alquante secche; appresso sono le Bocche del Pantano delle Colonne, così denominate per alcune maravigliose Colonne, vestigio del Tempio di Giove Olimpico, che ancora si mantengono in piè; poi la foce del fiume Anapo, raccordato da Tucidide, da Teocrito, da Livio, e da Ovidio. Siegue la spiaggia di Anapo; il Rivoletto delli Pantanelli; la spiaggia del Ponte di Mezzo; il Rivoletto della Vanella dell' acqua; la spiaggia del Ponticello di Pietra; li scogli di S. Antonio; la Foce delli Molini; e finalmente la nobilissima Città di Siracusa, edificata su l'Isola di Ortigia.
141. Girando intorno per lo fianco maritimo e meridionale della città, si lascia la foce del tanto celebre Fonte Aretusa, e poi la punta del Castello Maniace; e seguendo il camino per la banda di tramontana, si vede a fronte della Città l' Isola delli Cani: appresso si entra nel Porto Piccolo, poscia si passa per li scari di Santa Lucia, e delle Spine Sante; per lo scoglio di Pietra Longa; per lo scaro delli Cappuccini; per la Punta di Scoglio Rotondo, o come altri dicono scoglio Grande; per la Tonnarella; per lo scaro della Scalilla; e per la Punta del Palombo (...)
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Ph. Credits - Eliseo Lupo